mercoledì 23 luglio 2008

Ovulocrazia


I manuali di etologia non ne parlano. Nulla. Neanche uno studio minore. Eppure sarebbe interessante capire come e perchè gli umanoidi di sesso femminile, appena inseriti in modo più o meno coatto, in un qualunque ecosistema produttivo (posto di lavoro, ndr) subiscono una metamorfosi funesta. Anche quando l’ambiente circostante non è particolarmente ostile, l'ominide femmina diventa crogiuolo di incontrollabile aggressività e sviluppa un innato istinto predatorio verso i suoi simili. La mutazione è graduale ma costante. La bipede a-fallica inizialmente secerne un denso liquido verdognolo dalle gengive, che si mescola sgradevolmente con i microgranuli attivi della Pasta del Capitano. Poi, le mammelle iniziano a prosciugarsi, il sedere tramite un inspiegabile procedimento chimico trasloca, e dal fondo delle terga si trasferisce sul viso. Scompare ogni elemento che possa lontanamente invogliare l'accoppiamento e la funzione riproduttiva viene interrotta. Ogni attività neuronale cessa e il controllo sulle attività del primate bipede di sesso femminile viene trasferito alle ovaie.

Qui gli ovuli, in fila per sei col resto di due, autoproclamatisi Soviet, assumono il controllo remoto dell'organismo ospite dal loro bunker a tenuta stagna. Attraverso una complessa reazione ormonale, con conseguenti secrezioni di Glassex e Chanel N°5, gli ovuli inducono la portatrice sana di utero a combattere ferocemente per il territorio. A colpi di unghie laccate, la femmina lotta selvaggiamente per il suo spazio vitale. Nutrendosi delle carcasse delle sue prede, il cromosomico essere XX trae nuova linfa vitale e affila gli artigli per le successive battute di caccia. Spesso frustrata da una reiterata e prolungata astinenza dall’asta virile, la femmina di sapiens sapiens rivolge la propria aggressività in modo particolare verso i portatori di falliche pudenda, nella speranza di veder ripagata la propria violenza incontrollata da prestazioni testosteroniche coronate da generose razioni di membro. Sovente inappagata nei propri slanci animaleschi, la creatura estrogenica si rintana in un solitamente fugace, ma apprezzatissimo, silenzio prima di tornare nuovamente alla carica. Più incazzata di prima.

Ps: il trionfo della misoginia qui

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